Blog in Web Paolo Pini

Contrattazione, dinamica salariale e produttività, Inchiesta online, 22 gennaio 2013 (con Davide Antonioli)
Produttività e salari stagnanti, crescita piatta, e contrattazione in declino. Come riprendere un percorso virtuoso ripensando obiettivi e metodi della contrattazione collettiva. La proposta di produttività programmata e contrattata può essere una ricetta? Discutiamone.
Rovesciare la logica per rilanciare la produttività, Eguaglianza & Libertà, 25 gennaio 2013 (con Davide Antonioli)
Il lungo periodo di stagnazione, che si è poi aggravata con la crisi, è stato anche caratterizzato da una continua riduzione della quota dei salari sul Pil. Si può riprendere un percorso virtuoso ripensando obiettivi e metodi della contrattazione collettiva, introducendo la "produttività programmata e contrattata" e tornando al dialogo a tre governo-parti sociali
Contrattazione, dinamica salariale e produttività: ripensare obiettivi e metodi, Rassegna.it, 31 gennaio 2013 (con Davide Antonioli)
Produttività e salari stagnanti, crescita piatta. Come riprendere un percorso virtuoso ripensando obiettivi e metodi della contrattazione collettiva. La proposta di produttività programmata e contrattata
Ripensare gli obiettivi e i metodi della contrattazione, Sbilanciamoci.info, 25 gennaio 2013 (con Davide Antonioli)
La rotta d’Italia. Produttività e salari stagnanti, crescita piatta, e contrattazione in declino. Come riprendere un percorso virtuoso ripensando obiettivi e metodi della contrattazione collettiva. La proposta di produttività programmata e contrattata può essere una ricetta? Discutiamone
CONTRATTAZIONE, DINAMICA SALARIALE E PRODUTTIVITÀ: RIPENSARE GLI OBIETTIVI ED I METODI, nelMerito, 1 febbraio 2013 (con Davide Antonioli)
Produttività e salari stagnanti, crescita piatta, e contrattazione in declino. Come riprendere un percorso virtuoso ripensando obiettivi e metodi della contrattazione collettiva. La proposta di produttività programmata e contrattata può essere una ricetta? Discutiamone.
CONTRATTAZIONE Una proposta: legare produttività e salari, Il diario del lavoro, 15 febbraio 2013 (con Davide Antonioli)
Produttività e salari stagnanti, crescita piatta, e contrattazione in declino. Come riprendere un percorso virtuoso ripensando obiettivi e metodi della contrattazione collettiva. La proposta di produttività programmata e contrattata può essere una ricetta? Discutiamone.
Cosa manca all'Europa per essere europea, Sbilanciamoci.info, 18 gennaio 2013
La rotta dell’Italia, ma in una Europa da cambiare. Una Europa troppo economica e poco politica che ammazza la crescita e l’occupazione con il rigore di bilancio. Ma un’altra rotta è possibile, mantenendo la moneta unica ma cambiando regole e politica economica. Ed introducendo più democrazia, anche nell’economia
Europe in the economic crisis: what we need to be “European”, Ciss insight, febraury 2013
For a way out of the crisis another path is possible, if we still keep the single currency but if we change regulations and economic policies. And introduce more democracy, also in the economy.
Europe In The Economic Crisis: What We Need To Be ‘European’, Social Europe Journal, 5 febbraio 2013
For the crisis to end, Europe has to change. As it stands, we have a Europe bogged down by economics and losing its political identity, where growth and employment are stifled by tight budgets. But the single currency can be salvaged. To do so, regulations and economic policies must be reformed and countries (and economies) opened to increased democracy.
Sette punti per gli “Stati Uniti d’Europa”, Keynes blog, 21 febbraio 2013
Riceviamo e molto volentieri pubblichiamo l’articolo del prof. Paolo Pini, ordinario di Economia politica all’Università di Ferrara sulla crisi europea e la possibile via d’uscita rappresentata dall’ipotesi federale degli “Stati Uniti d’Europa”. L’articolo del prof. Pini ha il pregio, non indifferente, di mettere in fila sette punti per creare un’Europa federale e marcatamente “keynesiana”, rispetto a programmi di partito spesso confusi o contraddittori. Il problema, tuttavia, ci pare tutto politico, non economico. Come debba funzionare uno stato federale lo sappiamo dalla teoria economica e dall’esperienza storica, soprattutto quella degli Stati Uniti. Si tratterebbe quindi di convincere i paesi del “core” (Germania in primis) a invertire la rotta sin qui seguita: riforma della BCE, revoca del Fiscal compact (o almeno sua sostanziale revisione), ampio bilancio federale e relativo deficit, eurobond, eccetera. Qui il problema è profondo e non riguarda solo i politici, ma gli elettori. Sarebbe infatti illusorio pensare che un eventuale (e tutto da conquistare) cambio alla guida della Germania sia sufficiente a produrre l’inversione di rotta, considerando anche il profilo del candidato dell’SPD e il fatto che gli stessi socialdemocratici sono gli inventori della linea “neomercantilista” tedesca. Convincere i contribuenti tedeschi della necessità di ingenti trasferimenti è un compito tutt’altro che banale. Qualche speranza in più si può forse nutrire negli avvenimenti in corso: il progressivo deterioramento delle condizioni dell’economia della Germania (di cui si intravedono evidenti segni) sta già ammorbidendo la linea di austerità nella Commissione UE. E tuttavia ciò è ancora largamente insufficiente. Il tutto in un quadro in cui l’UE ha per la prima volta tagliato il suo già magrissimo bilancio federale. Se tutto ciò è vero, e ci pare che lo sia, la politica (avanziamo modestamente questa ipotesi) dovrebbe seriamente interrogarsi su una possibile trasformazione dell’euro in una “moneta comune” e non più “unica”. Vale a dire modificare l’euro in una unità di conto per gli scambi intra-UE, rifacendosi al Bancor ideato da Keynes. O, in alternativa, dovrebbero essere implementati efficaci sistemi di ribilanciamento delle partite correnti basati sull’inflazione nei paesi con eccesso di esportazioni verso l’eurozona. Se si vuole salvare l’Europa il tempo non è infinito. La sofferenza a cui sono sottoposti i paesi periferici ha raggiunto i limiti della sopportabilità e nel caso della Grecia li ha ampiamente superati. Non si può continuare a invocare la “solidarietà” e l’ “equità” che non arrivano mai. In tutto ciò l’Italia potrebbe avere un ruolo chiave. Il nostro paese, infatti, è forse l’unico tra i PIIGS che può ancora minacciare in modo credibile la Germania per ottenere almeno una parte di quelle riforme strutturali che Pini indica nel suo articolo e per incominciare a introdurre l’ipotesi di un euro-bancor. Non ci pare di aver scorto qualcosa del genere nell’agenda politica dei maggiori candidati alle elezioni del 24-25 febbraio. Si può comunque nutrire la speranza che questa consapevolezza maturi confrontandosi con i fatti, senza tuttavia dimenticare che è possibile persino il processo inverso, come accaduto al presidente francese Hollande. Buona lettura.
Per il Sole 24 Ore è sempre colpa del lavoro, Sbilanciamoci.info, 16 febbraio 2013
La rotta d'Italia. La flessibilità non è mai abbastanza, secondo il Sole 24 Ore. Perfino la riforma Fornero è sotto accusa: la colpa della crisi è sempre del lavoro. Ma i fatti sono ben diversi
Dopo il voto, un’agenda per cambiare, Sbilanciamoci.info, 5 marzo 2013 (con Annaflavia Bianchi)
Le lezioni emerse dalle urne e l’esigenza di un accordo tra Pd, Sel e M5S su un programma di cambiamento. Per sfuggire alla stretta tra governissimo dell’austerità e sfascio politico
Produttività e regimi di protezione del lavoro, Keynes blog, 20 marzo 2013
Qualche tempo fa abbiamo parlato del rapporto tra produttività e flessibilità [link (hp://keynesblog.com/2013/02/19/la-flessibilita-non-fa-crescere-la-produttivita/)]. In quell’occasione abbiamo mostrato che, almeno per l’Italia, non è possibile stabilire un effeo positivo della liberalizzazione del mercato del lavoro sulla produività. Il prof. Paolo Pini dell’Università di Ferrara ha elaborato gli stessi dati anche per altri paesi dell’OCSE. Il risultato è il medesimo: la riduzione delle protezioni legali contro i licenziamenti non ha contribuito a migliorare la produività..
Produttività e regimi di protezione all’impiego (solo tabelle e grafici), marzo 2013
È vero che maggiori rigidità nel mercato del lavoro si accompagnano a minore produttività ? I dati non lo confermano, semmai sembra essere una falsa credenza. Qui grafici e tabelle
Togliere tutele al lavoro non aiuta la produttività, Sbilanciamoci.info, 29 marzo 2013
Maggiore protezione all’impiego si accompagna a minore produttività? È una tesi che ritorna nelle politiche dei paesi europei e nei discorsi di Mario Draghi. I dati dimostrano che non è così
Efficienza del capitale fisico e nuove pratiche di organizzazione del lavoro. Dove sta l’Italia ?, 5 febbraio 2013
versione estesa su Gros (2013). La bassa crescita dell’Italia dipenda da tanti fattori, concorrenza dei mercati, investimenti, produttività del capitale, ma troppo spesso si enfatizza la flessibilità del lavoro e si tace invece sulla arretratezza delle innovazioni nell’organizzazione del lavoro e sul coinvolgimento dei dipendenti e delle rappresentanze sindacali, campo nel quale il nostro paese è tra gli ultimi in Europa. Anche su questo vi è molto da lavorare.
Quell'organizzazione del lavoro che l'Italia non innova, Lavoce.info, 15 febbraio 2013
La bassa crescita dell’Italia dipende da molteplici fattori. Tuttavia spesso si trascura il peso del deficit di innovazioni nell’organizzazione del lavoro e dello scarso coinvolgimento di dipendenti e rappresentanze sindacali. Il nostro paese è in questo campo uno dei fanalini di coda in Europa.
Organizzazione del lavoro, Italia fanalino di coda dell’Europa, il Fatto Quotidiano, 18 febbraio 2013
versione on line Il Fatto Quotidiano. La bassa crescita dell’Italia dipende da molteplici fattori. Tuttavia spesso si trascura il peso del deficit di innovazioni nell’organizzazione del lavoro e dello scarso coinvolgimento di dipendenti e rappresentanze sindacali. Il nostro paese è in questo campo uno dei fanalini di coda in Europa.
Sette anni di austerity nei conti europei, Sbilanciamoci.info, 11 febbraio 2013
Il compromesso di Bruxelles sul bilancio europeo è all’insegna dell’austerià e taglia soprattutto le voci che servono alla crescita. Ora tocca al Parlamento decidere se accettarlo
Il bilancio europeo dell’austerity per il 2014-2020, 10 febbraio 2013
versione completa
Il parlamento europeo boccia il bilancio Ue, Sbilanciamoci.info, 17 marzo 2013
L'europarlamento ha detto no al bilancio pluriennale su cui i paesi membri si erano accordati. Forse i cambiamenti saranno minimi, ma l'unica istituzione europea eletta dai cittadini ha mandato ai governi un segnale importante
Un bilancio europeo, nel segno dell'austerità, Sbilanciamoci.info, 25 giugno 2013
Nonostante la depressione economica che grava sull’Europa dal 2008, il budget resta sotto la soglia dell’1% del Pil dell'intera area Ue, in riduzione rispetto al budget pluriennale 2007-2013
Bassi salari, la “regola di piombo” della Bce, Sbilanciamoci.info, 2 aprile 2013
La “regola di piombo” della Bce è che i salari nominali crescano meno della produttività reale del lavoro. Ciò significa svalutazioni competitive interne, meno reddito, più disuguaglianze
Oltre l’austerità, cinque cose da fare, Sbilanciamoci.info, 12 aprile 2013
Finanza, fiscal drag, innovazione nelle imprese, lavoro per i giovani, territorio e cultura. E un’Europa liberata dall’austerità. Come affrontare l’emergenza crisi e i problemi strutturali dell’economia
Le relazioni industriali nella relazione dei “Saggi”, Sbilanciamoci.info, 16 aprile 2013 (con Davide Antonioli)
I “Saggi” di Napolitano hanno poco da dire su produttività e relazioni industriali. Si continua con le stesse misure dei governi passati, che non fanno crescere la produttività e non tutelano il lavoro e i salari
Lavoro, un cambio di rotta verso l’innovazione, Sbilanciamoci.info, 17 maggio 2013
Il governo vuole aumentare la flessibilità in entrata per accrescere l'occupazione. Ma seguendo questa rotta si rischia di contribuire al declino della produttività del lavoro
Ue, le raccomandazioni e l’evidenza dei fatti, Sbilanciamoci.info, 30 maggio 2013
La flessibilizzazione del mercato del lavoro, che l'Europa nuovamente raccomanda, è stata una delle cause del declino della produttività e delle retribuzioni reali dell'ultimo ventennio
La vita ai tempi della grande crisi, Sbilanciamoci.info, 14 giugno 2013
Cronache di un paese nel guado della crisi. Perché nonostante un disagio sociale in crescita la protesta non scende in piazza e tendono a prevalere risposte e soluzioni individuali
Larghe intese... il paese può attendere, Sbilanciamoci.info, 15 ottobre 2013
La presidenza italiana del Consiglio europeo si avvicina. E l'Italia, nonostante le promesse di Letta, rischia di arrivarci da paladina delle riforme strutturali, il mantra delle politiche di austerità
Il prezzo insostenibile dell’austerità. Perchè Letta deve cambiare rotta, MicroMega online, 20 novembre 2013
Questo testo è l’Epilogo al volume di Paolo Pini “Lavoro, contrattazione, Europa. Per un cambio di rotta” (Ediesse, pp. 256, 13,00 euro. In libreria dal 13 novembre) che raccoglie vari interventi, in forma rivista, usciti su diversi social network e siti web nell’ultimo anno. Pini è professore di Economia politica e di Economia del lavoro e dell’innovazione nell’Università di Ferrara.
Il fallimento del bonus giovani, Sbilanciamoci.info, 8 novembre 2013
Il bonus ha generato una scarsa domanda di lavoro da parte delle imprese, e in molti casi le domande si riferiscono ad assunzioni già realizzate, per le quali il bonus costituisce un aiuto non richiesto e non necessario. Perché creare posti di lavoro dove le opportunità di mercato dei beni sono più scarse, appare una illusione se non si interviene proprio sulla domanda di beni
Il fallimento (annunciato) del “bonus giovani”, Keynes blog, 12 novembre 2013
Pubblicato da keynesblog il 12 novembre 2013, versione estesa
Il bonus giovani tra annunci, dubbi e primi dati. L’insuccesso atteso di un provvedimento estivo, 20 novembre 2013
versione completa 20 novembre 2013 Il bonus ha generato una scarsa domanda di lavoro da parte delle imprese, e in molti casi le domande si riferiscono ad assunzioni già realizzate, per le quali il bonus costituisce un aiuto non richiesto e non necessario. Perché creare posti di lavoro dove le opportunità di mercato dei beni sono più scarse, appare una illusione se non si interviene proprio sulla domanda di beni
Paolo Pini: Il bonus giovani tra annunci, dubbi e primi dati. L’insuccesso atteso di un provvedimento estivo, Inchiesta online, 21 novembre 2013
Riceviamo e pubblichiamo questo intervento di Paolo Pini
Letta come Monti: l’austerità è legge, MicroMega online, 17 ottobre 2013
Con la sua prima Legge di Stabilità il governo Letta si conferma in continuità piena con il governo Monti attraverso il contenimento della spesa pubblica, la regressività nella imposizione fiscale e azioni per la crescita scarse e poco efficaci. Analisi di una manovra che “stabilizza” l’austerità e con essa la depressione.
Legge di stabilità, presi per il cuneo, Sbilanciamoci.info, 18 ottobre 2013
La riduzione del cuneo fiscale – pari a 10 miliardi in tre anni – ricorda la negativa esperienza del governo Prodi: una riduzione modesta e diluita, che rischia di non avere nessun effetto di ripresa sull’economia. Compensata tra l'altro dal taglio delle detrazioni
Finanziaria, alcune proposte per cambiarla, Sbilanciamoci.info, 5 novembre 2013
Innalzare l'aliquota sulle attività finanziarie, implementare le tasse ambientali, e rimodulare l'imposizione fiscale sui patrimoni: sono alcune delle proposte per cambiare una manovra che non rilancia la crescita e rischia di affossare l'Italia in una lunga depressione
Legge di stabilità. Errori e rinvii, Rassegna sindacale n.39, 31 ottobre - 6 novembre
Errori e rinvii: è il titolo del tema della settimana del n. 39 di Rassegna, dedicato alla legge di stabilità. “Rispetto dei vincoli europei e poco altro: questa la rotta del governo delle larghe intese, mentre per una vera ripresa servirebbero scelte diverse e coraggiose”, è il giudizio che dà della manovra Paolo Pini, ordinario di Economia politica all’Università di Ferrara.
L'Italia e la trappola della produttività, Sbilanciamoci.info, 26 novembre 2013
La stagnazione della produttività è all'origine della crisi italiana. Ma l'intervento della legge di stabilità sul cuneo fiscale non servirà a rilanciarla
Regole europee, cuneo fiscale e trappola della produttività. La Legge di Stabilità 2014-2016 programma la depressione, Quaderni di Rassegna Sindacale. Lavori, n.1, 2014
La Legge di Stabilità 2014-2016 elaborata dal Governo italiano ed approvata dal Parlamento è volta al rispetto dei vincoli previsti dai Trattati europei, e non alla crescita del reddito e dell’occupazione. Ciò nonostante, la Commissione Europea non ha ritenuto di dare “semaforo verde”, in quanto il rientro dal debito non è garantito nel breve e medio periodo. La proposta governativa non viene giudicata soddisfacente dai tecnocrati europei perché non coerente con le politiche di rigore e di austerità espansiva, ma neppure soddisfa le parti sociali che chiedono interventi non simbolici per la riduzione del cuneo fiscale, e quindi per la crescita e l’occupazione. Ma siamo certi che impegnare tutte le risorse disponibili per la riduzione del cuneo sia la politica più adatta per far uscire il paese dalla crisi in presenza di una trappola della produttività che caratterizza il nostro paese da venti anni?
Condizioni di domanda e di offerta dietro la crisi. Un commento a Michele Salvati, 31 dicembre 2013
L’appello firmato da autorevoli studiosi (Étienne Balibar, Alberto Burgio, Marcello De Cecco, Giorgio Lunghini, Adriano Prosperi, Guido Rossi, Salvatore Settis et al.) sulle politiche di austerità nella crisi, e pubblicato dal Manifesto (22.XII.2013), ha ricevuto un autorevole commento critico di Michele Salvati sul Corriere della Sera (29.XII.2013). Salvati obietta che la verità affermata in quel testo è una “mezza verità” perché disconosce che oltre alla mancanza di condizioni soddisfacenti di domanda vi sono altrettante mancanze delle condizioni di offerta, ed in quanto portatore di “mezza verità” l’appello non è condivisibile, anzi rischia di essere dannoso, in quanto inutile e non educativo perché omette un pezzo di verità, quella appunto dei problemi dal lato dell’offerta.
L’austerity uccide il malato europeo, il Manifesto, 3 gennaio 2014
La deregolamentazione dei mercati, il rigore fiscale, i bassi salari, producono effetti perniciosi. Risposta a Michele Salvati sulle critiche all’appello «Invertire la rotta» pubblicato il 22 dicembre dal manifesto
L'austerity uccide il malato europeo, Sbilanciamoci, 3 gennaio 2014
versione completa. L’appello firmato da autorevoli studiosi (Étienne Balibar, Alberto Burgio, Marcello De Cecco, Giorgio Lunghini, Adriano Prosperi, Guido Rossi, Salvatore Settis et al.) sulle politiche di austerità nella crisi, e pubblicato dal Manifesto (22 dicembre 2013), ha ricevuto un autorevole commento critico di Michele Salvati sul Corriere della Sera (29 dicembre 2013). Salvati obietta che la verità affermata in quel testo è una “mezza verità” perché disconosce che oltre alla mancanza di condizioni soddisfacenti di domanda vi sono altrettante mancanze delle condizioni di offerta, ed in quanto portatore di “mezza verità” l’appello non è condivisibile, anzi rischia di essere dannoso, in quanto inutile e non educativo perché omette un pezzo di verità, quella appunto dei problemi dal lato dell’offerta.
Unione europea. Le "raccomandazioni" perverse, di Paolo Pini, Sbilanciamoci.info, 14 gennaio 2014
La deregolamentazione del mercato del lavoro è l'altra faccia di quell'austerità che altro non ha fatto se non aggravare lo stato di crisi economica. Dai salari alla contrattazione, così le ricette dell'Unione europea hanno contribuito a mantenere viva la depressione
Lavoro, le “raccomandazioni” perverse dell’Ue, di Paolo Pini, MicroMega on line, 14 gennaio 2014
La crisi del lavoro in Europa ed in Italia. Per un cambio di rotta, di Davide Antonioli e Paolo Pini, 6 febbraio 2014
Il lavoro in Europa ed in Italia, prima e con la crisi, i due pilastri della politica europea della depressione: consolidamento fiscale e riforme strutturali, mercato del lavoro e politica industriale nel JobsAct, un’altra rotta in Europa è possibile
Sul Jobs Act la partita è europea, di Davide Antonioli e Paolo Pini
Lavoro cercasi. La proposta di Renzi non significa nulla se non sarà accompagnata da una politica industriale e dalla rimozione dei vincoli di bilancio
Sul Jobs Act la partita è europea, di Davide Antonioli e Paolo Pini, il Manifesto, 7 febbraio 2014
La proposta di Renzi non significa nulla senza una politica industriale e la rimozione dei vincoli di bilancio
Lavoro, gli effetti della crisi in Europa, Sbilanciamoci.info, 11 febbraio 2014
Il rapporto dell'Ilo conferma gli scenari prossimi di una ripresa senza occupazione. E i paesi dell'area europea sono quelli con i risultati peggiori
Davide Antonioli, Paolo Pini Lavoro e politica industriale nel governo Renzi, Inchiesta online, 19 febbraio 2014
Job Act, tra deregulation e flexsecurity, di Davide Antonioli, Paolo Pini, Sbilanciamoci.info, 21 febbraio 2014
Quella sul lavoro sarà la prima riforma del governo Renzi. La sfida della cancellazione del supermarket contrattuale e il rischio della svalutazione competitiva
Job Act, tra deregulation e flexsecurity, di Davide Antonioli, Paolo Pini, il Manifesto, 21 febbraio 2014
Diamo credito a Renzi?, 14 marzo 2014, Sbilanciamoci.info
La liberalizzazione del contratto di apprendistato elimina la prospettiva che almeno un 30 percento di giovani debba essere assunto a tempo indeterminato. Mentre quella del contratto a termine ci riporta a quel supermarket contrattuale che individua nella flessibilità contrattuale del lavoro la panacea della bassa competitività
Errori e illusioni della Renzinomics, di Paolo Pini e Roberto Romano, Micromega online, 24 marzo 2014
Matteo Renzi “Gambler in a rush”, Inchiesta, 25 marzo 2014
A livello macroeconomico non possiamo quindi aspettarci qualcosa di molto diverso dalla intensificazione delle politiche di svalutazione interna, che coniugate sul lavoro significano rapporti di lavoro flessibili, precari, con basse retribuzioni, che consentono alle imprese di poter competere sui costi e sui prezzi piuttosto che sulla qualità di ciò che producono. L’idea è che si possa ridurre il gap di competitività con i paesi virtuosi, e cercare di riequilibrare deficit commerciali e debiti pubblici rilanciando un modello export-led per tutti i paesi periferici dell’eurozona, contraendo la domanda interna. Questa è la politica che l’Europa raccomanda con pervicacia. Il rischio è grande per i paesi periferici: ogni paese cercherà di trarre beneficio dalle svalutazioni interne, riducendo occupazione e salari, comprimendo i costi per salvare la propria base industriale a scapito di quella altrui. La storia insegna che questo gioco non è a somma positiva, ma spesso negativa, soprattutto nel medio e lungo periodo. Ma ciò fa parte della malattia del short-terminism che i mercati finanziari hanno esteso all’economia reale.
La flessibilizzazione del lavoro targata Renzi-Poletti ci sprofonderà nel “baratro”!, di Paolo Pini
Tra le numerose critiche che abbiamo sollevato al primo decreto Lavoro dell’era Renzi-Poletti (http://www.sbilanciamoci.info/Sezioni/italie/Lavoro-diamo-credito-a-Renzi-23052) , vogliamo qui ritornare su una che ci sembra di particolare rilevanza per i deleteri effetti che la liberalizzazione dei contratti a termine rischia di produrre nel medio-lungo periodo per l’economia italiana ed il lavoro in particolare. Si tratta degli effetti sulla produttività del lavoro.
Più precari, meno produttivi. Così Renzi affonderà il Paese, di Paolo Pini, MicroMega online, 31 marzo 2014
Tra le numerose critiche che abbiamo sollevato al primo decreto Lavoro dell’era Renzi-Poletti ("Diamo credito a Renzi?" e "Errori e illusioni della Renzinomics"), vogliamo qui ritornare su una che ci sembra di particolare rilevanza per i deleteri effetti che la liberalizzazione dei contratti a termine rischia di produrre nel medio-lungo periodo per l’economia italiana ed il lavoro in particolare. Si tratta degli effetti sulla produttività del lavoro. È talmente noto il declino della produttività italiana che sembra quasi inutile ritornarvi, ma siamo costretti a farlo proprio a causa di questo “malefico” decreto.
Dal declino al baratro, di Paolo Pini, Sbilanciamoci, 1 aprile 2014
Cambiano le maggioranze ma la ricetta è sempre la stessa: la flessibilità del lavoro. E ora è il turno del duo Renzi-Poletti, che folgorati sulla via di Damasco, ci raccontano la favola della “precarietà espansiva”
La flessibilizzazione del lavoro targata Renzi-Poletti, slides 1 aprile 2014, di Paolo Pini
Def 2014: le fonti della non-crescità
Vi sono molti interrogativi e contraddizioni che emergono dal Def 2014 presentato dal Governo Renzi la scorsa settimana. Tra le tante criticità, ci occupiamo qui di un aspetto che riguarda la fotografia del paese che il Def 2014 ci consegna, e le fonti della non-crescita che mette in campo.
How PM Renzi’s Jobs Act will sink Italy, Paolo Pini, in Revolting Europe, 4 aprile 2014
Italy’s new PM Matteo Renzi has pledged to slash the country’s record unemployment with his American-branded ‘Jobs Act’. But his labour reforms, which will see short term job contracts extended for up to 3 years, are more of the same medicine applied since the turn of the 1990s that have been such bad news for the Italian economy and workers, argues Paolo Pini. http://revolting-europe.com/2014/04/04/how-pm-renzis-jobs-act-will-sink-italy/
How PM Matteo Renzi’s ‘Jobs Act’ will sink Italy, Left Futures. Forward thinking for the democratic left, 7 aprile 2014
da Left Futures. Forward thinking for the democratic left
DEF2014 11aprile2014, slides Paolo Pini, 11 aprile 2014, Camera dei Deputati
Def 2014: le fonti della non-crescita, MicroMega online, 14 aprile 2014
Il Def e la teoria della “precarietà espansiva”, Sbilanciamoci.info, 16 aprile 2014
La ricetta del Def è un connubio perverso di “austerità espansiva” e “precarietà espansiva”. Una miscela che gioca a favore dei populismi europei e contro l’Europa stessa
Il Def e le fonti mancanti della crescita, con Roberto Romano, Sbilanciamoci.info, 23 aprile 2014
Il Def 2014 spinge al rialzo le stime di crescita per il 2017 e 2018. Anche se, come certificano le tabelle del documento, consumi delle famiglie e spesa pubblica restano al palo
Politica economica e politica industriale, con Roberto Romano, Rassegna sindacale, 1-7 maggio, 2014
La Ue prefigura il governo dei processi di cambiamento, l’Italia invece li deregola affidandoli al mercato
Quando i conti purtroppo non tornano, Rassegna sindacale, 15-21 maggio 2014, pp.2-3.
Europa 2020 e noi, di Paolo Pini e Roberto Romano, Sbilanciamoci.info, 20 maggio 2014
Come si ricostruisce l'infrastruttura della piena occupazione? Il Def del governo accoglie solo in parte la sfida delineata dall'Unione Europea con il programma Europa 2020. Perchè mentre l'Europa prefigura il governo dei processi di cambiamento, l'Italia li de-regola lasciandoli al mercato
La chimera della crescità, Sbilanciamoci.info e MicroMega on line, 4 giugno 2014
Negli ultimi anni la politica di svalutazione caricata sul lavoro non ha fatto altro che aggravare gli effetti negativi dell'austerità sulla domanda interna. Eppure l'Ue, anche nelle ultime Raccomandazioni, continua a prescrivere continuità nelle politiche di flessibilità del mercato del lavoro, contrattuali e retributive.
Austerità espansiva, precarietà espansiva e Jobs Act renziano, Keynes blog, 9 giugno 2014
Negli ultimi anni la politica di svalutazione caricata sul lavoro non ha fao altro che aggravare gli effei negativi dell’austerità sulla domanda interna. Eppure l’Ue, anche nelle ultime Raccomandazioni, continua a prescrivere continuità nelle politiche di flessibilità del mercato del lavoro, contrauali e retributive
Alla ricerca del Santo Graal (e come vivere senza), Roars, 16 giugno 2014
L’accademia italiana sembra impegnata in una corsa alla ricerca del Santo Graal dell’Indicatore Perfetto di Qualità (IPQ) per valutare la ricerca scientifica. Man mano che i Cavalieri si addentrano in terre sconosciute ed ostili, si annuncia la scoperta di indicatori sempre più vicini all’IPQ: il numero di pubblicazioni, le loro citazioni, la VQR individuale, l’Impact Factor, la peer review, e decine di altri indicatori Meglio un approssimato (o approssimativo) Graal che non averne nessuno! Come si può vivere senza la certezza che il giusto sarà distinto dal peccatore, l’inattivo dall’eccellente? Il consenso raccolto dalla necessità di valutare la ricerca è talmente plebiscitario da meritare un po’ di sano scetticismo illuminista. Che la valutazione della ricerca sia, o rischi di divenire, una leggenda priva di fondamento?
Le politiche che uccidono l'Europa, Rassegna.it, 18 giugno 2014
Oltre all’austerità espansiva si punta ancora sulla precarietà espansiva, con conseguenze pesanti sui redditi. Scelte sostenute da una narrazione che, se non fosse per le technicalities impiegate, ricorderebbe molto l’ancien régime
Le politiche che uccidono l'Europa, Rassegna Sindacale, 19-25 giugno 2014
Oltre all’austerità espansiva si punta ancora sulla precarietà espansiva, con conseguenze pesanti sui redditi. Scelte sostenute da una narrazione che, se non fosse per le technicalities impiegate, ricorderebbe molto l’ancien régime
L'Università e la ricerca del Santo Graal, Sbilanciamoci.info, 21 giugno 2014
L'accademia italiana sembra impegnata in una corsa alla ricerca dell'Indicatore perfetto di qualità, ma un criterio unico di qualità della ricerca è irrealizzabile
How Matteo Renzi’s Jobs Act Will Sink Italy, Social Europe Journal, 2 luglio 2014
Italy’s new PM Matteo Renzi has pledged to slash the country’s record unemployment with his American-branded ‘Jobs Act’. But his labour reforms, which will see short term job contracts extended for up to 3 years, are more of the same medicine applied since the turn of the 1990s that have been such bad news for the Italian economy and workers.
Lavori in corso, a che punto è il Jobs Act?, Sbilanciamoci.info, il Manifesto, 4 luglio 2014
Renzismo alla prova/L'idea che con maggiore flessibilità contrattuale si consegua una riduzione della disoccupazione non trova supporto nell'evidenza empirica
Mondiali di calcio e previsioni "farlocche" degli economisti, 12 luglio 2014
Mi sia concesso un piccolo divertissement. Non sono un amante del calcio, bensì del baseball. Tuttavia seguo i mondiali brasiliani. Peccato per l'Italia: si narra che era prevedibile, “non c'era trippa per gatti !” Ma il calcio è un gioco, ed se gli economisti giocano a calcio ben venga, ma se giocano con le previsioni rischiano di farsi male, molto male.
Mondiali di calcio e previsioni “farlocche” degli economisti, di Paolo Pini, 12 luglio 2014
Mi sia concesso un piccolo divertissement. Non sono un amante del calcio, bensì del baseball. Tuttavia seguo i mondiali brasiliani. Peccato per l'Italia: si narra che era prevedibile, “non c'era trippa per gatti !” Ma il calcio è un gioco, ed se gli economisti giocano a calcio ben venga, ma se giocano con le previsioni rischiano di farsi male, molto male.
Il Pil è slow? Manca la ricetta, di Roberto Romano e Paolo Pini, il Manifesto, 19 luglio 2014
Ripresa impossibile. Rischioso affidarsi alla "flessibilità" che dovrebbe concedere la Ue. Servono investimenti e una vera politica industriale
Sbagliano la World cup, figuriamoci l’economia, di Carlo Clericetti e Paolo Pini, blog Soldi e Potere, la Repubblica on line, 21 luglio 2014
Che gli economisti si siano dedicati alle previsioni sul vincitore della Coppa del mondo può sembrare un giuoco, e forse lo spirito con cui lo hanno fatto era in parte anche questo. Ma da questo gioco si possono trarre considerazioni non banali, che vanno un po’ oltre il mondo del calcio.
La politica tra economisti e polpo Paul, reply di Carlo Clericetti, blog Soldi e Potere, la Repubblica on line, 24 luglio 2014
L’articolo in cui, con Paolo Pini, facevamo alcune considerazioni partendo dalle previsioni sulla World cup fatte da Goldman Sachs e in un articolo sulla voce.info, ha suscitato alcune reazioni e non voglio sottrarmi a una risposta.
L’insostenibile leggerezza della politica economica italiana, di Roberto Romano e Paolo Pini, in Economia e Politica, 24 luglio 2014
Qualcosa non funziona nella politica economica europea e in quella italiana in particolare. Errare è umano, ma perseverare è diabolico. Difficile capire se il governo italiano ci sia o ci faccia. L’insistenza sulle riforme strutturali e istituzionali cosa ci azzecca con le necessarie riforme di struttura di cui il Paese avrebbe bisogno? Riforme strutturali e riforme di struttura non sono sinonimi. Per immaginare una qualche crescita economica l’Italia deve intervenire sul motore della propria macchina senza fermarla, mentre le riforme strutturali si limitano a fare un tagliando alla macchina. La crisi italiana è tutta in questa metafora. Le riforme strutturali si sono susseguite nel tempo con effetti andati ben oltre le peggiori aspettative. Di riforme di struttura neppure un abbozzo. Quando mai si è discusso di politica industriale, di investimenti pubblici che anticipano la domanda, di ricerca pubblica per la nostra industria?
L’insostenibile leggerezza della politica economica italiana, di Paolo Pini, Roberto Romano, Inchiesta, 24 luglio 2014
Qualcosa non funziona nella politica economica europea e in quella italiana in particolare. Errare è umano, ma perseverare è diabolico. Difficile capire se il governo italiano ci sia o ci faccia.
Nella palude dell'economia reale, il Manifesto, 7 agosto 2014
Governo. Per il 2014 saltano anche le previsioni sui due rapporti deficit su Pil e debito su Pil, rispettivamente 2,6% e 134,9%. Il primo rischia di oltrepassare il fatidico 3%, il secondo di avvicinarsi al 140%. Da qui nasce la possibile ma negata manovra correttiva nell’ordine di 1,6 miliardi di euro per ogni 0,1 punti percentuali in meno di crescita del Pil
I pesci da pigliare, di Paolo Pini e Roberto Romano, Sbilanciamoci.info, 8 agosto 2014
Per descrivere la situazione economica del paese e la capacità interpretativa della compagine governativa, in primis di Renzi, occorre ricorrere ad una vecchia storiella. Un ubriaco, una notte dopo molti bicchieri, perde la chiave di casa, e si mette a cercarla curvo sul suolo. Un passante si ferma e si offre di aiutarlo. Dopo qualche minuto di vana ricerca, il passante chiede: “Ma è proprio sicuro di averla persa qui, sotto il lampione, la sua chiave?”. L’ubriaco risponde: “No, non sono sicuro, ma è qui che c’è la luce!”.
La depressione avanza ma il Governo “non sa che pesce pigliare”, di Paolo Pini, Roberto Romano, Inchiesta, 8 agosto 2014
Per descrivere la situazione economica del paese e la capacità interpretativa della compagine governativa, in primis di Renzi, occorre ricorrere ad una vecchia storiella. Un ubriaco, una notte dopo molti bicchieri, perde la chiave di casa, e si mette a cercarla curvo sul suolo. Un passante si ferma e si offre di aiutarlo. Dopo qualche minuto di vana ricerca, il passante chiede: “Ma è proprio sicuro di averla persa qui, sotto il lampione, la sua chiave?”. L’ubriaco risponde: “No, non sono sicuro, ma è qui che c’è la luce!”.
Euro sì euro no: un dialogo fra due economisti, in Politica&EconomiaBlog, di Sergio Cesaratto, l'interlocutore è Paolo Pini, 9-10 agosto 2014
In seguito al mio pezzo su il manifesto di giovedì un collega economista vicino alla sinistra mi ha inviato le sue reazioni da cui è nata una conversazione via e mail che gentilmente ha acconsentito di pubblicare qui sul blog. Gli ho lasciato l'ultima parola, e non aggiungo ulteriori commenti, poiché credo che i lettori abbiano elementi a sufficienza per farsi una opinione propria. L'interlocutore, per scelta, ha lasciato un indizio finale sulla sua identità. Forse ci sarà comunque un seguito più pubblico su il manifesto. La revisione dei testi è stata minima. sito wb: http://politicaeconomiablog.blogspot.it/2014/08/euro-si-euro-no-un-dialogo-fra-due.html#more
Il prezzo non è giusto, il Manifesto, 13 agosto 2014
Sono passati appena sette giorni da quanto l’Istat ha certificato che siamo rientrati in recessione tecnica, dopo esserne usciti per un solo trimestre alla fine del 2013. Ora sempre l’Istat ci informa che siamo vicini alla soglia della deflazione. In luglio 2014 i prezzi al consumo diminuiscono dello 0,1% rispetto a giugno 2014, e su base annua l’inflazione tendenziale passa da 0,3% a 0,1%.
Con la depressione arriva anche la deflazione, Sbilanciamoci.info, 18 agosto 2014
Sono passati pochi giorni da quanto l’Istat ha certificato che siamo rientrati in recessione tecnica, dopo esserne usciti per un solo trimestre alla fine del 2013. Ora sempre l’Istat ci informa che siamo vicini alla soglia della deflazione.
Con la depressione arriva anche la deflazione, Inchiesta, 18 agosto 2014
Sono passati pochi giorni da quanto l’Istat ha certificato che siamo rientrati in recessione tecnica, dopo esserne usciti per un solo trimestre alla fine del 2013. Ora sempre l’Istat ci informa che siamo vicini alla soglia della deflazione.
Come uscire dal recinto della critica economica, di Roberto Romano e Paolo Pini, il Manifesto, 19 agosto 2014
La sensazione e l’umore di molti economisti sono quelli delle cronache del “tormentato periodo che va dal 1929 al 1936 […]dove[…] gli economisti accademici […]non avevano saputo offrire pressoché nessun suggerimento politicamente accettabile circa un piano d’azione governativo, in quanto essi erano fermamente convinti della capacità d’autoregolamentazione del meccanismo di mercato … l’economia prima o poi si sarebbe ripresa da sola, a patto che la situazione non venisse aggravata ulteriormente dall’adozione di un’errata politica economica, inclusa la manovra fiscale” (Hyman P. Minsky, Keynes e l’instabilità del capitalismo, 2009).
Economisti, quale futuro dopo la critica?, di Paolo Pini e Roberto Romano, Sbilanciamoci.info, 23 agosto 2014
Criticare il pareggio di bilancio, l’insensatezza della riduzione del debito, della esasperata flessibilità del lavoro, o l’austerità espansiva è un esercizio di buon senso e necessario. Lascia tuttavia un vuoto di progetto e prospettiva che riduce l’economista a mero “critico”, seppur diversamente declinato
Economia, proviamo a immaginare un futuro dopo la critica, MicroMega on line, 1 settembre 2014
La sensazione e l’umore di molti economisti sono quelli delle cronache del “tormentato periodo che va dal 1929 al 1936 […] dove […] gli economisti accademici […] non avevano saputo offrire pressoché nessun suggerimento politicamente accettabile circa un piano d’azione governativo, in quanto essi erano fermamente convinti della capacità d’autoregolamentazione del meccanismo di mercato … l’economia prima o poi si sarebbe ripresa da sola, a patto che la situazione non venisse aggravata ulteriormente dall’adozione di un’errata politica economica, inclusa la manovra fiscale” (Hyman P. Minsky, Keynes e l’instabilità del capitalismo, 2009).
Il giorno dello "Sblocca Italia", Sbilanciamoci.info, 2 settembre 2014
Venerdì 29 agosto alle ore 11.00, l’Istat ha divulgato alcuni dati dell’economia reale italiana. Da quell’ora Renzi non sembra essersi preoccupato molto dell’Istat. A noi, a differenza sua, un poco di preoccupazione è montata.
L’Ocse e la flessibilità miope e perniciosa, Inchiesta, 5 settembre 2014
Lo stato del mercato del lavoro italiano è drammatico. Lo dice l’Ocse nel rapporto annuale 2014. Le condizioni dei giovani sul mercato peggiorano, aumenta la disoccupazione e chi sta fuori dal mercato sta persino peggio.
L’Ocse e la flessibilità miope e perniciosa, il Manifesto, 6 settembre 2014
I dati drammatici sull'Italia. Lo stato del mercato del lavoro italiano è critico. Lo dice l’Ocse nel rapporto annuale 2014. 6 milioni di persone senza lavoro né reddito
I ripensamenti a metà della Bce, il Manifesto, inserto Sbilanciamo l'Europa n.33, 12 settembre 2014
Secondo Draghi le stime della disoccupazione strutturale sono circondate da considerevole incertezza e la sua dimensione è sovrastimata
Bce: un ripensamento sulla domanda, ma non sulla flessibilità, 12 settembre 2014 (versione completa)
Quindi nulla di nuovo sotto il sole? No, tutt’altro; molto di nuovo. Una ulteriore tappa nella rimessione dei peccati, del “mea culpa” da parte delle istituzioni che sono complici della depressione e che l’hanno governata finanche alimentata. Si giungerà ad un cambiamento di rotta nelle politiche economiche? Si dovrà dare ragione a Keynes quando affermava che la forza degli «interessi costituiti» è esagerata rispetto alla «progressiva estensione delle idee» oppure ha ragione Krugman quando afferma che «quando i miti economici persistono, di solito la spiegazione risiede nella politica, ed in particolare negli interessi di classe»?
Finanziaria, dentro la “scatola nera” del Def, Paolo Pini e Roberto Romano, Sbilanciamoci.info, 12 ottobre 2014
Il governo prende atto del ciclo economico negativo. Quindi sarebbe indispensabile programmare una manovra triennale espansiva per contrastare un quadro tendenziale che prospetta altri anni di stagnazione