Contrattazione, produttività, crescita. Ripensare gli obiettivi ed i metodi - gennaio 2013

Produttività e salari stagnanti, crescita piatta, e contrattazione in declino. Come riprendere un percorso virtuoso ripensando obiettivi e metodi della contrattazione collettiva. La proposta di produttività programmata e contrattata può essere una ricetta? Discutiamone.
Contrattazione, dinamica salariale e produttività: ripensare gli obiettivi ed i metodi, di Davide Antonioli e Paolo Pini, gennaio 2013 (versione aprile 2013)
Produttività e salari stagnanti, domanda effettiva in contrazione, crescita ormai un miraggio, e contrattazione in declino. Come riprendere un percorso virtuoso anche ripensando obiettivi e metodi della contrattazione collettiva. La proposta di produttività programmata e contrattata può essere una ricetta? Condizione essenziale è la ripresa delle politiche keynesiane dal lato della domanda, con un forte ruolo pubblico. Discutiamone.
Produttività e regimi di protezione all’impiego, di Paolo Pini, marzo 2013
È vero che maggiore protezione all’impiego si accompagna a minore produttività? Questa è una tesi che spesso viene riproposta, per suggerire la solita ricetta di maggiore flessibilità per avere più produttività. In realtà essa è una falsa credenza, che i dati smentiscono.
Produttività e regimi di protezione all’impiego (solo tabelle e grafici)
Solo tabelle e grafici
Salari, produttività e la “regola di piombo” della BCE
La BCE suggerisce che le retribuzioni nominali del lavoro debbano crescere in linea con la produttività dei lavoratori, e non oltre questa. I Paesi “viziosi” che non rispettano questa regola perdono progressivamente competitività. Questa è la “regola di piombo” per la distribuzione del reddito, contrapposta alla “regola d’oro” che lascia invariate le quote distributive tra lavoro e capitale. La “regola di piombo” significa svalutazioni competitive interne, a carico del lavoro e del reddito dei lavoratori, ed una distribuzione del reddito sempre più diseguale.
Bassi salari, la “regola di piombo” della Bce, di Paolo Pini
La “regola di piombo” della Bce è che i salari nominali crescano meno della produttività reale del lavoro. Ciò significa svalutazioni competitive interne, meno reddito, più disuguaglianze
Flessibilità del lavoro: “riforma della riforma” o cambio di rotta verso l’innovazione?, di Paolo Pini, maggio 2013
Il Governo Letta-Alfano intende riformare la riforma Fornero, per accrescere le flessibilità in entrata e favorire l’occupazione. Questi interventi non solo favoriscono la sostituzione di lavoro permanente con lavoro temporaneo, in presenza di crisi di domanda, ma rischiano anche di contribuire ulteriormente al declino della produttività del lavoro. Piuttosto che flessibilizzare il mercato del lavoro sarebbe opportuno accrescere il tasso di innovazione nei luoghi di lavoro, e ripristinare le condizioni di domanda aggregata, condizione sine qua non per una ripresa della domanda di lavoro e della produttività.
Post-riflessioni: un patto per cosa e tra chi?, di Paolo Pini, 28 maggio 2013
La stesura del testo che ha per titolo “Contrattazione, dinamica salariale e produttività: ripensare gli obiettivi ed i metodi” , di Davide Antonioli e l’autore di queste post-riflessioni, ha la pretesa di avanzare una proposta volta a rilanciare la discussione sulla necessità di uno scambio politico virtuoso per fermare il declino italiano e rilanciare la crescita e l’occupazione. Esso ha avuto origine nei primi mesi del 2013 e si fondava almeno su due forti motivazioni e su un certo tasso di insoddisfazione per noi economisti, del lavoro ma non solo, dialogavamo - anche tra di noi - sul tema. Queste note vanno ad esplicitare sia la natura della insoddisfazione sia le motivazioni che ne stanno all’origine. La scrittura porta anche a far maturare altre riflessioni che erano già presenti ma che attendevano l’occasione per essere esplicitate e condivise con altri, senza avere grandi aspettative che esse siano anche supportate. Le critiche, se fatte bene e con garbo, sono il modo migliore per correggere gli errori e procedere in avanti.
Ue, le raccomandazioni e l’evidenza dei fatti
La flessibilizzazione del mercato del lavoro, che l'Europa nuovamente raccomanda, è stata una delle cause del declino della produttività e delle retribuzioni reali dell'ultimo ventennio
Ue, le raccomandazioni e l’evidenza dei fatti, MicroMega online, 31 maggio 2013
Post-riflessioni: un patto per cosa e tra chi?, 28 maggio 2013, draft
Questo testo è stato preparato in occasione del workshop “Contrattazione e produttività: come uscire dal tunnel?”, 4 giugno 2013, Sapienza Università di Roma. Per queste note sono in debito con numerosi colleghi ed amici, tra i primi Nicola Acocella, Riccardo Leoni, Leonello Tronti, con i quali da mesi la discussione è in corso, vari collaboratori di Sbilanciamoci.info con cui ho condiviso molte riflessioni in rete e che mi hanno offerto la disponibilità di un sito non convenzionale per numerosi miei interventi; un ringraziamento particolare a Mario Pianta, che non sempre condivide i miei commenti, a Paolo Leon per le sue preziose critiche e per gli stimoli contenuti nel suo ultimo libro in progress, a Mimmo Carrieri che a volte mi reputa troppo “estremista” ma mi ospita anche per questo in Quaderni di Rassegna Sindacale. Lavori, a Davide Antonioli, che “stimolo” a lavorare su questi temi, ad Annaflavia Bianchi che mi ha spronato a mettere per iscritto esiti di molte discussioni fatte assieme. Nessuno di coloro che ho citato, o mi son dimenticato di citare, ha alcuna responsabilità per le idee “errate” qui espresse; per quelle ritenute “giuste”, sì.
Contrattazione e produttività programmata: una proposta di politica economica, di Paolo Pini
Il declino della produttività e della competitività dell’Italia ha radici lontane, che con l’Euro si sono acuite ma di cui l’Euro non tiene responsabilità. Esse sono radicate in fattori strutturali, dal lato della domanda, della distribuzione e dell’innovazione, che hanno posto in crisi la legge Kaldor-Verdon in Italia più che in altri paesi dell’Europa. Solo intervenendo su questi fattori è possibile uscire dal tunnel. La proposta della produttività programmata inserita in una politica nazionale ma soprattutto europea di crescita e non di rigore e austerità, rilanciando la funzione distributiva e di sostegno della domanda che svolge la dinamica salariale, costituisce un indispensabile di cambio di rotta per la politica economica e sindacale.